Sul set con un assistente operatore: intervista a Mario Bonaventura
Chi sei, cosa fai e qual è il tuo ruolo sul set?
Io sono Mario e faccio l’assistente operatore, quindi faccio i fuochi.
Qual è la condizione ideale per svolgere il tuo ruolo?
Avere dei tempi per prendere le misure.
Quanto è importante conoscere la storia del cinema per svolgere il tuo ruolo?
È importante perché ti dà dei riferimenti estetici.
In questi giorni, ad esempio, la scelta su chi far cadere il fuoco può essere anche che mi venga dettata da quello che ho visto.
Nel nostro corso biennale, il percorso inizia con la storia del cinema.
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Ti ricordo il tuo primo set?
Sì.
Come l’avevi trovato?
Traumatico. Ho pianto tanto e ho perso dieci chili in due mesi. È stato veramente duro devo dire, nonostante l’entusiasmo.
Come avevi ottenuto il lavoro?
Facevo uno stage scolastico.
Com’era il tuo caporeparto?
Mi dovevano insegnare tutto perché ovviamente io non sapevo fare niente. Erano abbastanza rigidi.
Cosa avresti voluto che ti dicesse il tuo caporeparto o cosa ti ha detto che ti è stato poi utile?
Pensare solo al mio ruolo. Cioè, detto in parole povere, fatti i cazzi tuoi. Se non sai, chiedi, perché poi è un attimo che vai a toccare cose che non ti competono e magari fai danni.
Quindi almeno all’inizio limitati a quello che ti chiedono.
Perché lo fai?
Io ho fatto studi cinematografici con altre ambizioni, poi è diventato un lavoro.
Cosa non immagina il pubblico quando vede un film finito?
La fatica che c’è dietro sicuramente. Veniamo percepiti come dei privilegiati perché la bellezza del cinema. A parte che i progetti non sono sempre meravigliosi. Ci sono anche condizioni lavorative faticose. Comunque appunto rimane un lavoro.
Qual è la parola che senti più spesso?
Silenzio.
E un oggetto che non dimentichi mai di portare?
Io ho una borsa con tutti i miei attrezzi e quello viaggia con me.
Quante ore dormi durante il set?
Dipende. Potenzialmente sei ore se va bene.