Sul set con un aiuto regista: intervista a Giovanni Arcangeli
Mi chiamo Giovanni Arcangeli, mi piace cucinare e faccio l’aiuto regista.
Qual è la condizione ideale per svolgere il tuo ruolo al meglio?
Il silenzio e una troupe che ha la capacità di auto-organizzarsi.
Quanto è importante una storia per svolgere le tue mansioni?
Il mio lavoro è principalmente organizzativo e tecnico.
La storia è importante per catturarmi e affascinarmi. Quelle più complesse, quindi con un’organizzazione difficile o articolata, mi stimolano di più perché c’è molto più lavoro da fare e diventa una sfida.
Ti ricordi il tuo primo set?
Sì, mi ricordo il mio primo set. Ho avuto la fortuna di fare in America un film di un grandissimo maestro che era David Lynch, in cui mi ci sono ritrovato per tutta una serie di eventi incredibili e di coincidenze sia familiari sia di destino.
È stato un set magnifico che mi ha dato una grandissima spinta a decidere di fare definitivamente questo lavoro.
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E cosa facevi?
Su quel set la mia mansione principale era occuparmi della spazzatura, per cui distribuivo secchi di immondizia per tutto il set e cambiavo i sacchetti quando erano pieni. Uno di questi secchi, giallo, era il secchio preferito da David Lynch per cui lo portavo sempre vicino a lui essendo il suo personale e questo mi permetteva anche di parlarci un po’, fare delle domande e apprendere.
Wow, che bell’inizio di carriera! Chi e com’era invece il tuo primo caporeparto?
In quella esperienza americana, il mio caporeparto era un ragazzo che si chiama Will, di Chicago, ed era un personaggio incredibile. Lui si occupava del craft service, faceva il caffè per la troupe ed io, essendo italiano, gli ho insegnato a fare il cappuccino.
Mentre il primo progetto che ho fatto nell’ambito del mio lavoro nella regia, è stato anch’esso un evento strano e particolare. Alla mia prima esperienza da assistente, l’aiuto regia ha litigato con il regista e se n’è andato, e siccome era un piccolo progetto con pochi fondi, mi hanno promosso aiuto regista. Quindi con grande fatica –aiutato soprattutto dalla direttrice di produzione che era un ex aiuto regista passata in produzione– sono riuscito a finire il progetto.
Cosa ti hanno detto i tuoi mentori che ancora ti torna utile?
Tante cose. Siccome ho fatto anche delle regie nella mia carriera, che poi è proseguita da aiuto regista, ricordo il mio maestro che mi disse: “Il regista non importa se conosce o non conosce, il regista deve decidere. Se una persona sa decidere allora è un regista, se non sa decidere non lo è.”
Perché fai questo lavoro?
Mi fa sentire vivo, importante. Mi ha fatto viaggiare, scoprire luoghi incredibili segreti o inaccessibili, che una persona “normale” non vedrebbe mai.
Un oggetto essenziale che non dimentichi mai di portare sul set?
Devo avere sempre un orologio, anche se io non lo porto quindi mi aiuto sempre con strumenti alternativi.
Poi la lucidità della testa è fondamentale e un cappellino.