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Sul set con una produttrice: intervista ad Alice Drago

10/10/2026 Intervista

Mi chiamo Alice Drago, sono produttrice e sul set ho una doppia veste: quella dell’organizzatrice generale e quella della produttrice.
La produzione si divide essenzialmente in due rami diversi: da una parte si occupa di capire quali sono i partner giusti, gli investimenti da fare, i bandi a cui applicare, i mercati a cui presentare e quindi dove cercare finanziamenti.
Questo è possibile perché sviluppa l’opera insieme a chi l’ha scritta e a chi la girerà, quindi fa tutta una parte di produzione artistica per capire come mettere a terra il progetto.
Dall’altra parte c’è la produzione operativa che viene fatta per tutto l’arco produttivo di vita del film – dallo sviluppo, al set, e fino alla distribuzione. 

 

Quali sono le condizioni ideali per svolgere il tuo lavoro?
Essere a conoscenza il più possibile di tutto ciò che riguarda il set e riuscire a prevedere tutti i problemi. Ad esempio sapere con largo anticipo che la troupe ha una parte molto importante vegetariana mi permette di organizzare il catering al meglio, oppure –com’è successo su questo set (ndr La fine della fine) – sapere che nella piazza attigua alla location del set ci sono delle giostre attive mentre noi giriamo mi permette di intervenire prontamente con i giostrai, parlare con con il fonico per capire come fare, mediare con l’aiuto regista per capire quali sono gli orari migliori delle riprese e via dicendo.



Alice Drago insegna produzione nel corso biennale.

Scopri il biennio!

Ti ricordi il tuo primo set?
Sì, me lo ricordo molto bene. Era una pubblicità progresso per conto di un’importante fondazione italiana e noi avevamo una scena in notturna con una ragazza minorenne come attrice già abbastanza famosa, perché aveva da poco fatto un film andato a Venezia con Valerio Mastandrea. Quindi aveva una certa rilevanza come attrice, e quella sera l’agente aveva deciso di andarsi a mangiare una pizza con i suoi amici e di affidarla completamente a noi. Stavamo girando nel parchetto più losco e malfamato di tutta Torino perché sembrava essere l’unico ad andare bene alla regista e ci siamo trovati in mezzo ad una lotta di strada tra gang, con vetri che arrivavano a 360 gradi a tutti noi.
Mi ricordo soltanto che l’organizzatore generale – che poi era anche un mio grandissimo amico che mi ha insegnato tantissimo – mi ha mollato la ragazzina urlando “Vai in macchina e chiuditici dentro!”. Nel frattempo c’erano tutte le maestranze – quindi gli elettricisti, i macchinisti, gli attrezzisti che per fortuna erano tutti abbastanza robusti — che non soltanto mettevano in sicurezza tutto il set, ma facevano in modo anche di creare una specie di cordone di protezione fra noi e quello che stava succedendo.
Abbiamo tagliato la corda il più velocemente possibile e siamo andati a girare su una qualsiasi panchina nel centro di Torino.
Lì ho capito che era la cosa più divertente e folle che potesse mai capitare e che tutte le altre esperienze su set potevano benissimo essere affrontate col gioco di squadra, perché poi in quell’occasione di piena emergenza abbiamo fatto un ottimo lavoro di squadra.

Com’era il tuo primo caporeparto?
Era una persona che tutt’ora stimo tantissimo e che è un mio carissimo amico. In quel set e nei set successivi mi ha spiegato tante cose. 

Perché fai questo lavoro?
Faccio questo lavoro per diversi motivi e ognuno di questi è legato alla doppia anima del mio lavoro. Da una parte per la soddisfazione artistica del portare a casa un progetto, farlo crescere, maturare, trovargli la giusta linea e direzione e trasformarlo da un progetto su carta a un film destinato alla sala. Dall’altra parte per l’incredibile lavoro di squadra che c’è dietro a tutte le giornate di set, quindi al fatto che questi film vengono resi possibili soltanto grazie al fatto che ci sono tutti i reparti che lavorano in sinergia fra di loro.

Set ideale: giorno o notte?
Giorno.

Perché?
Perché il nostro ritmo circadiano ci fa lavorare meglio di giorno che di notte. 

Quanto dormi in media nei periodi di riprese?
Pochissime. C’è stato un periodo della mia vita in cui la notte prima di ogni set non chiudevo proprio occhio. Adesso questa cosa qui mi è molto passata però comunque continuo a dormire poche ore perché il mio cervello è sempre perennemente vigile nella preoccupazione che mi sia sfuggito qualcosa.

Qual è la parola che senti di più sul set?
Silenzio!